Didattica delle lingue e linguistica formale: prospettive e applicazioni di grammatica comparativa- Corso di aggiornamento per docenti

La mia scuola, in collaborazione con l’Università di Udine, organizza un corso di aggiornamento di alto profilo che sulla carta sembra splendido. Io lo frequenterò.

Il corso prevede alcuni incontri sul tema “Didattica delle lingue e linguistica formale: prospettive e applicazioni di grammatica comparativa” (responsabile scientifico: prof. Renato Oniga, Univ.di Udine; referente presso il liceo: prof. Piervincenzo Di Terlizzi)

Il progetto, finanziato grazie ad un progetto PRIN oggetto di protocollo d’intesa tra L’Ufficio Scolastico Regionale, l’università di Udine ed il Liceo Leopardi-Majorana di Pordenone, si pone l’obiettivo di proporre alcuni dei contributi che la linguistica formale offre per la didattica delle lingue, attraverso riferimenti teorici ed esperienze concrete. Gli interventi si articoleranno in modo tale da fornire spunti di lavoro in chiave comparativa, integrando la prospettiva sulle lingue classiche con l’attenzione alle lingue moderne (italiano e inglese).

PROGRAMMMA DEL CORSO

Le lezioni si svolgeranno presso la Biblioteca del Liceo Leopardi-Majorana di Pordenone, dalle ore 14.30 alle 17.00. Ai frequentanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

 28 febbraio 2012- introduzione agli scopi del corso

  • Perché fare grammatica comparativa
  • Quali vantaggi per la didattica, introduzione alla grammatica formale (alcuni elementi di analisi sintattica)
  • Il rapporto tra grammatica scolastica e linguistica teorica
  • Definizioni e classificazioni di alcuni fenomeni linguistici spesso problematici nell’insegnamento (Renato Oniga, Università di Udine)

6 marzo 2012- alcune proposte laboratoriali

Un percorso di didattica della lingua latina al Triennio (Piervincenzo Di Terlizzi, Liceo Leopardi-Majorana Pordenone/Università di Udine)

13 marzo 2012- lingua Franca oggi e ieri tra modelli dominanti e varietà linguistiche. Riflessioni critiche per l’insegnamento linguistico

Il seminario propone la riflessione critica e la discussione del concetto di modello linguistico dominante, del concetto di ‘standard’, di ‘lingua franca’ e dei mutamenti paradigmatici negli ultimi decenni nell’insegnamento di una delle lingue più utilizzate a livello mondiale (l’inglese), con approfondimento di analisi di alcuni fenomeni da un punto di vista formale in prospettiva didattica (Maria Bortoluzzi, Università di Udine)

20 marzo 2012- lingue classiche: analisi formale e grammatica comparativa del gruppo nominale in latino

La prospettiva della grammatica generativa troverà un contesto concreto di riferimento nello studio di questo costrutto della lingua latina (Rossella Iovino, Università Ca’ Foscari. Venezia)

27 marzo 2012- insegnare le lingue classiche fuori d’Italia

L’esperienza dell’insegnamento nei licei austriaci (Rainer Weissengruber, Collegium Aliosianum, Linz)

 12   aprile 2012- lingue classiche: la traduzione dal greco

Le questioni aperte nella pratica della traduzione dei testi letterali (Gianfranco Agosti, Università di Roma-La Sapienza)

17 aprile 2012 – sulla grammatica italiana

Approfondimento di analisi di alcune aree linguistiche dell’italiano moderno da un punto di vista formale in prospettiva didattica (Paolo Chinellato, Università Ca’ Foscari Venezia)

Le promesse (mancate) della postmodernità

La filosofia postmoderna ha dominato la cultura negli ultimi due decenni del ventesimo secolo. Nella versione europea, proposta dalla Condizione postmoderna di Jean-François Lyotard, la crisi dei “grandi racconti” – illuminismo, idealismo e marxismo –, nella loro capacità di definire una cornice unificante ai discorsi del sapere e del potere, appare irreversibile. Un sapere leggero, liquido e plurale, caratterizzato dalla pratica dei giochi linguistici, dall’ontologia derealizzante del simulacro e dal politeismo dei valori – senza alcuna nostalgia per filosofie fondative – sembrava capace di rendere conto delle trasformazioni sociali e tecnoscientifiche della contemporaneità; e, al contempo, in particolare nel dibattito italiano, di proporre nuove pratiche di emancipazione etica e politica, capaci di valorizzare il conflitto delle interpretazioni e dei punti di vista.

Dire “addio alla verità” diviene, da questa prospettiva, il primo compito della filosofia. Nella recente riflessione di Gianni Vattimo, il “dovere di disboscare gli assoluti metafisici”, storicamente riconducibile al lavoro smascherante di Nietzsche e Heidegger, si configura come la condizione per il riconoscimento di nuovi diritti, per l’allargamento degli ambiti di libertà degli individui, dei gruppi e delle minoranze e per la realizzazione di comunità pienamente democratiche.

Agli esordi del nuovo millennio, tuttavia, la realtà e la possibilità della verità, esorcizzate dai postmoderni a favore dell’immaterialità e delle “visioni del mondo” create dai new media, riappare come necessità e obbliga il pensiero filosofico a una riconsiderazione critica di molte categorie postmoderne sia in campo epistemologico che etico-politico. In questo senso, gli eventi dell’11 settembre 2001, benché in modo contraddittorio, sembrano chiudere definitivamente la stagione postmoderna. Mentre il mondo nella sua ambivalente quotidianità si fa sempre più fluido e molteplice per assecondare i desideri di una società in continua e vertiginosa accelerazione, la “forza emancipativa” del postmoderno si dimostra un progetto per alcuni aspetti inconsistente, perché incapace di contrastare con il pensiero le pratiche “morbide” di dominio e il proliferare delle diseguaglianze. Alla filosofia attuale spetta allora il compito di elaborare nuovi modelli critici di comprensione del reale, del sapere e dell’agire umani, capaci di contenere la deriva postmoderna degli stili di vita e dei comportamenti pubblici.

Claudio Tondo

Il booktrailer di Apollofane su Youtube

Qualche mese fa è uscito l’ebook del bel giallo di Andrea Maggi Apollofane e il reduce di guerra.


Questo è il booktrailer (nel quale ci sono anch’io.

 

Ecco il booktrailer di Apollofane e il reduce di guerra.

Alla ricerca del ristorante postmoderno

Tempo fa ho avuto un’idea per la conferenza di marzo sul postmoderno, suggerita da Raccontare il postmoderno di Ceserani: iniziare il discorso dicendo che il postmoderno è un ristorante molto colorato dove i clienti, che possono vedere la cucina da una parete di vetro,  scelgono con entusiasmo tra piatti multietnici (giapponese, cinese, bolognese, araba, spagnola…),  tutti rivisitati con un pizzico di nouvelle cousine.

Mi sembra un buon modo per rappresentare l’ibridazione ironica, la trasparenza, l’accettazione della caoticità del presente.

Poi ho letto il saggio di Monica Jansen – un gioiellino – in cui si diceva che in Requiem  di Tabucchi c’era la descrizione di un ristorante postmoderno dove l’io narrante mangia strane pietanze di pesce con il fantasma di Pessoa.

Mi sono detto: se l’ha già fatto Tabucchi, sfruttiamo Tabucchi.

Grazie a Mauro del Segno, mi sono subito buttato a capofitto nella lettura di Requiem. Ma niente ristorante.

Stavo già pensando cose brutte sulla Jansen (che mi aveva ingannato, perché l’unico ristorante della prima parte dell’opera è una bettola), quando sono arrivato alla parte finale del libro ed eccolo comparire. Perfetto.

Ora il mio intervento avrà un inizio magnifico.

PS. Da notare che la ricerca del ristorante ha seguito un percorso postmoderno, in cui realtà e letteratura si sono compenetrate, sebbene la realtà (forse) abbia avuto la meglio. Perché Habermas, in fondo, ha ragione su Lyotard.

Il mantra di Facchini

Lunedì abbiamo portato Pietro alla visita del primo mese dal dottor Facchini, che abbiamo scelto perché, oltre ad essere un ottimo pediatra, ci è stato detto che ha fatto il neonatologo a Londra (e io ed Anna ci siamo guardati e abbiamo detto: neonatologo a Londra? È quello giusto per Pietro).

Durante la visita Pietro ha iniziato a piangere e il dottore ha avvicinato la bocca al suo orecchio, emettendo un suono basso e continuo simile ad un mantra, dicendo due volte – sempre con lo stesso tono – buono.

Mmmmmmm-buono-mmmmmmm-buono-mmmmm.

Da non credere, Pietro si è calmato subito!

Stupiti dal nostro vedere, quando siamo arrivati a casa abbiamo provato a fare la stessa cosa, appena Pietro ci ha fatto sentire la sua potente voce. Mmmmmmm-buono-mmmmmmm-buono-mmmmm. Risultato? Niente. Il pianto non si è arrestato. Ho ritentato invano altre volte. Credo che Pietro stesse pure pensando qualcosa di poco carino nei miei confronti, che mi ostinavo a fare una cosa da deficiente. Mmmmmmm-buono-mmmmmmm-buono-mmmmm.

Com’è possibile? Visto che il pediatra non è uno sciamano, l’unica spiegazione che mi posso dare è che sbagliamo la lunghezza d’onda del suono…

Suggerirei pertanto al dottore di istituire un numero verde con la registrazione del suo mantra ad uso e consumo delle famiglie nei momenti difficili.

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